Bar Normale, NoLo: la normalità come dichiarazione di guerra ai superlativi
A Milano, dove ogni apertura si presenta come “esperienza immersiva”, “concept rivoluzionario” o “viaggio sensoriale”, due giovani hanno fatto la cosa più spericolata di tutte: hanno chiamato il loro locale Normale.
Via Venini 71, NoLo. Roberta Viale (ex Tannico e Motelombroso, formata a Londra) e Vincenzo Todaro (architetto di Brianza convertito al vino, AIS e WSET in tasca) hanno messo insieme un’enoteca con cucina che punta tutto sui piccoli produttori: circa 150 etichette, calici dai 7 euro, e le storie delle persone dietro le bottiglie raccontate al banco, non stampate su un menu di dodici pagine.
Il simbolo della casa? La michetta del Panificio Danelli col salame milanese artigianale, 5 euro. In un’epoca in cui il panino ha bisogno di tre aggettivi e una spuma, qui è “semplicemente al salame”. Volendo, mortadella o gorgonzola. Fine dell’elenco.
Il menu per ora è volutamente essenziale — da settembre crescerà, dicono. Coerenza rara: di solito a Milano si apre urlando e poi si ridimensiona. Recensioni ancora poche, l’apertura è fresca: ci andrò con le mie aspettative ben calibrate, e vi racconto.
La normalità come dichiarazione di guerra ai superlativi. Potrebbe essere la trovata di marketing più furba dell’anno — o semplicemente un posto dove si beve bene senza sentirsi in un TED Talk. Propendo per la seconda, e me lo auguro.
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